Recensioni: le vostre…e le altre
Se vi siete accorti che ci siamo dimenticati di qualcosa, se avete trovato delle inesattezze, se volete lamentarvi o semplicemente complimentarvi, potete farlo nello spazio sottostante, scrivendoci che cosa pensate di Patria 1978-2008 e lasciando la vostra recensione.Oppure se volete sapere cosa se ne dice sui giornali, o seguirne l’andamento nelle classifiche, selezionate il nome di una pubblicazione e scaricherete il file pdf con la recensione pubblicata o la classifica aggiornata.
- Goffredo Fofi - Internazionale
- Vanityfair
- L’Unità
- Alias
- L’Eco di Bergamo (classifica 18-05-2009)
- Liberazione
- Trentino
Leggi le recensioni online:


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Ho letto il libro.
tutto d’un fiato.
Sono tra l’arrabbiato e il deluso.
Mi sono chiesto come mai nessuna querela.
Mi sono chiesto perché l’Italia dorme.
Ho voglia di svegliarmi.
Grazie
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Torno a ri-leggere Patria dopo circa un anno dalla prima appassionata ed incalzante lettura e dopo aver divulgato il libro presso una figlia ed una amica.Adesso desidero meditare sullo scritto, per poter ricollegare i fili e capire questo nostro triste presente.Ho sentito della partecipazione di Deaglio all’infedele e domani seguirò il dibattito.Grazie per Patria.
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Un errore forse già segnalato: a pag. 521 (anno 1998) il nome del regista del film “Salvatore Giuliano” è Francesco Rosi e non Salvatore, errore che si ripete (penso automaticamente) nell’Indice dei Nomi a pag. 934
Una domanda: come mai i rimandi alle note in fondo alle varie voci non sono in ordine mentre poi le note lo sono?
Grazie per questo libro.
Vorrei fare una segnalazione: Roberto Benigni non è di Prato! E’ nato in provincia di Arezzo! Non sarà un’informazione fondamentale, ma da toscana doc sono sobbalzata sulla sedia quando l’ho letto.
Non ho ancora finito di leggere il libro, ma lo trovo molto interessante e ben fatto. Mi piacciono i rimandi tra un paragrafo e l’altro, lo stile accattivante che rende la lettura avvincente e, ovviamente, condivido il punto di vista di chi scrive. Credo che il ripercorrere il passato recente sia molto utile, soprattutto adesso che tendiamo a dimenticare con stupefacente rapidità ciò che accade ed è accaduto in questo Paese.
Gentili Deaglio e Gentiel,
molto bello il libro da voi scritto.
Segnalo una possibile picocla dimenticanza e una parziale omissione.
Nel primo caso penserei alla fuga/scomparsa del professor Federico Caffè nel 1987.
Nel secondo caso scrivo per rivendicare maggiore spazio alla vicenda nucleare : nel libro se ne parla solo citando gli esiti del referendum abrogativo del 1987 ma a parer mio si sarebbe dovuto dare più spazio ala vicenda Chernobyl ( in fondo oggi come oggi la questione eenrgetica è diventata via via ancora più cruciale e la questione dell’inquinamento altrettanto, da Seveso, antecedente di 2 anni alla cronologia che scandisce il libro alle vicende di questi giorni del Lambro).
Un saluto,
Michele
Cosa succede quando in una narrazione ci si imbatte in una “imprecisione”? È una strana sensazione, e come se tutto quello che si è letto, e rispetto al quale si è magari convenuto, possa essere portatore della stessa imprecisione, dello stesso sguardo parziale. A pagina 620 di Patria si parla dell’articolo 18 e delle proposte di modifica. Si dice che senza questa tutela i lavoratori sarebbero in balia del potere del datore di lavoro e si fanno degli esempi: hai scioperato? Ti licenzio. Hai distribuito volantini? Ti licenzio. Ti sei opposta alle mie molestie sessuali? Ti licenzio. E tuttavia proprio riguardo a questi tre casi, e in generale nei casi di licenziamento discriminatorio (per sesso, razza, religione, opinioni politiche, orientamento sessuale e ogni altro tipo di discriminazione) la proposte del libro bianco prevedevano il mantenimento della tutela reale del posto di lavoro attraverso il reintegro del lavoratore ingiustamente licenziato. Comprendo che questo particolare possa inficiare l’immagine dei rossi vessilli che a migliaia garriscono sotto il terso cielo di Roma in un freddo giorno di marzo, a tutela della classe lavoratrice, ma è per queste piccole omissioni, queste trascurabili negligenze, questa necessità di semplificare discorsi troppo tecnici, che spesso altri lavoratori ci hanno rimesso la pelle.
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mi accingo a scrivere una recensione del libro per mucropolis (inserto mensile umbro del “manifesto”) che poi vi manderò.
Intanto, come da voi richiesto, vorrei segnalare due (probabili) errori di data ritrovati nel testo:
pag. 225: la deportazione del ghetto di Roma è avvenuta il 61 ottobre 1943 (e non 1944, come riportato)
pag 291: Mi pare che Berlinguer dichiarò “l’esurimento della spinta propulsiva della rivoluzione d’ottobre” non nel 1978 (come riportato), ma in un’intervista televisiva del 1981, durante i drammatici fatti di Polonia (stato d’assedio). Me lo ricordo perché poche settimane dopo, forse ai primi di gennaio del 1982 Cossutta fece nella mia città (Perugia, l’altrettanto famosa denuncia dello “strappo”.
Complimenti e saluti Roberto Monicchia
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Il libro non vuole essere obiettivo. Non lo è. Per fortuna! Altrimenti non sarebbe stato così interessante e appassionante. Un passato riletto e rivissuto con gli occhi del presente, occhi che rileggono la propria storia e quella di tutti coloro che vi si ritrovano.
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Caro Deaglio,
ha scritto un libro davvero importante!
Fa tornare alla mente tutte le vicende vissute e sofferte che ormai erano state metabolizzate ed accantonate nella più recondita memoria.
Suggerisco, se permette:
-cambiare l’impostazione grafica del libro con miglior accesso alle note (al termine del singolo capitolo o a piè di pagina)
- rompere il testo in 2 volumi (onde permettere una lettura e consultazione … meno pesante)
Con molta stima.
gigi
Gentile Enrico Deaglio,
la saluto e le faccio innanzitutto i complimenti per Patria che sto letteralmente divorando giorno e notte (ovviamente prima e dopo il lavoro). Mi chiamo Federico Iori, sono di Modena e da due anni vivo a Paris per fare ricerca in fisica per la quale in Patria non si e’ ormai piu’ pagati.
Trentanni raccontati nel suo libro e 30 anni i miei, in questo 2009. freschi, compiuti da un mese. Ho da studiare sempre.
Le vorrei segnalare una leggera imprecisione, che ho trovato nel libro in merito alla figura di Marisa Malagoli, la figlia adottiva di Nilde Iotti e Togliatti. Nel libro a pagina 181, paragrafo ROMA REWIND, 15 AGOSTO 1964 - riga 2 - vi e’ riportato “Marisa orfana di un operaio di Reggio Emilia ucciso dalla polizia del ministro dell’ interno Mario Scelba”. Devo specificare che ” Marisa Malagoli era la sorella di Arturo Malagoli di Nonantola una delle 6 vittime dell’ Eccidio delle Fonderie Riunite di Modena del 9 gennaio 1950 ad opera della celere di Scelba giunta da Bologna per “placare” i manifestanti che avevano occupato la fabbrica e manifestavano davanti questa”. Mi permetto di sottolineare la correzione per dovere di cronaca e per non confondere eccidio di Modena con l’ eccidio di Reggio Emilia.
E’ tutto. La saluto e le rifaccio ancora i complimenti. Libro interessantissimo quanto sconvolengenteper il fatto che racconta una storia d’italia ancora poco conosciuta in tutti i suoi risvolti piu neri e, devo dire, agghiaccianti.
Riusciremo a capire la nostra storia? A fare piena luce? ad ammettere pregi e difetti di questa patria??
saluti.
Segnalo la recensione di Stefano Rolando al libro Patria di Enrico Deaglio sul n. 8/2009 di Mondoperaio.
Link
http://www.stefanorolando.it/index.php?option=com_content&view=article&id=243:patria-di-enrico-deaglio-recensione-sul-n-82009-di-mondoperaio&catid=39:testi&Itemid=63
Finalmente ho acquistato il libro!
ora inzio a leggerlo, baci a presto, claudio
Quella intervista a Retetoscanaclassica l’ho sollecitata io,il professore di Livorno che la paragona al Guicciardini.La sua intenzione era quella di scrivere un romanzo,forse come il Manzoni che partiva dal seicento per indicare agli taliani,Renzo, la via per risorgere.Lei vorrebbe fare la storia dei trentanni per indicare ai giovani come fare l’Italia.Lei sa che la mafia è una multinazionale internazionale ,così come la Chiesa,mi si perdoni l’accostamento che non vuole essere offensivo ,ma solo come metro di grandezze.Povera Italia,come dice De Gregori.Ma se c’è gente come lei,vale perlomeno batterci.Ma è dura!
Sono quasi alla fine del libro e lo sto trovando interessantissimo ed allo stesso tempo angosciante.
Volevo comunque aggiungere una precisazione da amante delle scienze: a pagina 671 ci si riferisce al Dna (che essendo un acronimo dovrebbe essere scritto tutto maiuscolo: DNA) come “spirale di amminoacidi”, assolutmante no, sono i nucleotidi che costituiscono tale struttura mentre gli amminoacidi sono gli elementi costitutivi delle proteine.
Grazie per aver scritto questo testo, proprio quello che cercavo da tempo!
Sono nata il 10.02.1957. Ho attraversato il periodo storico narrato nel libro di Deaglio. E’ stato come attraversare il proprio passato in ” seconda persona”, come se lo stessi vivendo una seconda volta “da sveglia”. Come se avessi attraversato la mia storia accompagnata per mano da un narratore.
La lettura è piacevole e per niente noiosa anche quando si ritorna agli anni cupi della nostra storia. Ad ogni capitolo però mi chiedevo: ” ma sarà poi vero tutto questo? Perchè non l’avevo capito prima?” Una parte di quanto ci viene descritto è oggi evidente. però ti chiedi : Mentre tutto questo veniva seminato, germogliava, cresceva , chi doveva vigilare, sorvegliare, vedere, denunciare, dov’era???E gli Italiani non si vergognano? E’ sufficente indignarsi? Guardiamo increduli, prima, incuranti, poi, l’omidio in televisione del camorrista freddato davanti ad un bar. I napoletani, non si scuotono, ma il resto dell’Italia, che ha visto, cosa ha fatto?? Le persone sono assuefatte alla corruzzione, alla vergogna, al dolore, al marcio. L’italiano è talmente abituato a vivere nel putridume che il fetore ci ha tapapto le narici e stiamo andando noi stessi in putrefazione.
La mafia: non è sconfitta! E chi non mi dice che i vari Prodi, Berlusconi , ci stanno facendo credere che intendono sconfiggere la mafia, solo per farci stare un poco tranquilli e continuare a votarli. Poi alla fine liberano tutti.
Sono tante le storie che si potrebbero raccontare, è sufficente passare in rassegna la nostra classe politica: vecchi che fanno i giovani, giovani ( oddio chi sono i giovani:FINI, CASINI, Rutelli?!?)già vecchio e servi e asserviti ai vecchi mandarini del potere. Un Andreotti che andrebbe bruciato, ed invece me lo vedo a PORTA A PORTA da quel serva di postribili? AIUTATECI AD USCIRE DA QUESTO PAESE VECCHIO, LOGORO E MARCIO!! Io ci ho provato, ma non è successo niente : se mi metto in politica mi massacrano. Non sono ne di destra ne di sinistra, sono per le cose giuste. Non voglio diventare un DON CHISHOTTE!!
caro enrico ti ho conosciuto grazie al film su giorgio perlasca e da li ho conosciuto te come scrittore apprezzandoti molto. ora ho iniziato a leggere patria e non riesco a smettere. credo che sia uno dei saggi di storia contemporanea più bello che io abbia mai lettoo. enricco sei un grande. lo avevo capito leggendoti e ancora di più dopo averti conosciuto di persona asavona. grazie
Gli ultimi anni sono meno approfonditi, forse perchè troppo recenti?
Tutto ciò che viene raccontato e descritto lo abbiamo vissuto in prima persona (ho 61 anni) ma rileggere tutta la storia, giorno per giorno, anno per anno, ti lascia confuso e spaventato. E’ la straordinaria ricostruzione di un puzzle di cui noi stessi facciamo parte; una ragnatela di intrighi nella quale siamo tutti avvolti e dalla quale dobbiamo riuscire a liberarci, una volta per tutte. Ma non sarà una passeggiata.
Basta leggere un anno qualsiasi, a scelta, e confrontarlo con la cronaca quotidiana, per rendersi conto di quanto “siamo tutti dentro” a ciò che viene descritto da Deaglio.
Per questo propongo un aggiornamento annuale dell’opera,per non lasciare cadere il discorso, e non dimenticare.
Buon lavoro
‘Patria. 1978-2008’, Enrico Deaglio, Milano, il Saggiatore, 2009
E’ un pugno nello stomaco. Di quelli che ci scuotono le viscere e, per il dolore, ci fanno perdere la lucidità. E’ il colpo del knok-out, ‘Patria. 1978-2008’, di Enrico Deaglio. Una rassegna stampa ragionata, un collage di fatti accaduti, ahinoi italiani, negli ultimi 30 anni di storia del Paese. Povera Patria, cantava Battiato. Poveri noi, abitanti di un Belpaese che trent’anni fa “ha cessato di esistere durante i 55 giorni del sequestro di Aldo Moro” e che trent’anni dopo continua a scovare nella propria carne le ferite di collusioni, intrighi, scandali, aderenze mafia-politica-economia raccontati da Deaglio con la precisione del chirurgo. La penna il suo bisturi, l’analisi approfondita il suo filo per un tentativo quasi disperato di sutura.
‘Patria’ non lascia scampo. E’ il racconto incisivo di quando la Storia dei manuali, quella con la S maiuscola, ci è passata accanto ed ha lasciato un’impronta indelebile nella nostra esistenza collettiva. In qualche caso, stavamo immersi nelle nostre storie quotidiane. E di questo passaggio quasi non ci eravamo accorti. Il libro serve proprio per consentirci una rinnovata consapevolezza. Un’amara consapevolezza di popolo. Con tanto di colonna sonora e libri consigliati a corredo.
Enrico Cerni
Caro Deaglio,
il suo libro dovrebbe essere letto nelle scuole al posti dei Promessi Sposi,se non altro per lo stile alla Guicciardini,il suo però è anche un romanzo storico,appassionato.Comunque ho proposto a Radio Toscana Classica ,che ha anche una rubrica che si interessa di romanzi,di contattarla ,forse a novembre,per discutere del libro:strano che glielo abbiano pubblicato e che lei sia ancora tutto intero visto quello che dice della mafia.
Ringrazio molto Enrico Deaglio per aver ripubblicato una parte del mio racconto “Straniero, dove sei?” (1999). Chieerei però di correggere, nell’indice dei nomi, la pagina che mi riguarda: non è la 166 ma la 548.
Grazie,
Massimo Ghirelli
GRAZIE!!!! L’HO CONSIGLIATO A UN SACCO DI MIEI AMICI 40ENNI. QUEST’ESTATE APRIVAMO A CASO UN ANNO E SI LEGGEVA E SI CERCAVA DI RICORDARE.GRAZIE!
Ciao a tutti,beh,non posso non partire con i complimenti per questo fantastico libro che racconta in modo molto semplice e chiaro 30 anni di vita della nostra Italia.
Volevo proporre ad Enrico (se fosse possibile),di raccogliere tutti gli errori con relative correzioni e di pubblicarle qui sul sito in modo da poterla allegare al libro…questo per noi lettori che abbiamo comprato la prima stampa del libro.
Ne sarei davvero felice.
Grazie mille!!!
Andrea
l’altra sera a letto ho iniziato la lettura…
inizio missione PATRIE.1978-2008…
buon viaggio! e come sempre…
ci vediamo all’arrivo!
Ho letto la dichiarazione di Renato Schifani , presidente del Senato, sull’apertura delle inchieste sulle stragi , per me molto illuminate.
“… contrastano l’organizzazione territoriale , sradicandone le radici velenose e profonde ” pittosto di quelle in cui i magistrati ” ripropongono teoremi politici attraverso l’evocazione di fantasmi di un passato lontano che avrebbe visto congiure contro il regolare assetto delle istituzioni”.
Secondo me Schifani ha letto il libro.
vi segnalo la menzione del “malloppo meraviglioso” di Enrico Deaglio nell’articolo di Amelia Cidro oggi su http://www.golemindispensabile.it; sempre lì intervista a Giuliano Turone sul suo Il Caffé di Sindona. Molti saluti . e Grazie davvero.
8 September 2009
Lamento per L’Europa
Terra del Sole Calante
Calderone ribollente in famelica disperazione
Per ritrovare i sapori del Passato.
Tu cerchi di proiettarti in avanti
Sull’energia della Tua logica
E di speranze non ancora idealizzate.
Tu invochi la Tua storia
Per rinvigorire le Tue fantasie.
Ti avvinghi stretta al Tuo orgoglioso io
Screpolato e corroso dalle intemperie.
Ti sforzi di far crescere nuovi fiori
Dalla putredine delle Tue tormentate memorie.
I Tuoi giovani, annusati da squadre di cani al guinzaglio,
Violentano-odiano nei Tuoi stadi
Strisciati con allettamenti elettronici
A premere morbidi e colorati bottoni di plastica.
I Tuoi vecchi serpeggiano stancamente verso ministeri della sanità in rovina
Dove i medici si trastullano con i moduli
E riempiono schedine del totocalcio.
I Tuoi vicini dell’Est—
Arroganti, sordidi—
Si aggrappano a Te
Pretendendo rudemente ciò che bramano e credono dovuto.
Tu, Europa, siedi imbalsamata—
Impregnata dei succhi del Tuo spregevole tempo che fu.
I Tuoi politici dilettanti spiegano bandiere
E i loro poteri vergognano—
Vergognano!—
Questo Nostro mondo.
Anthony St. John
Sindrome da
Madre Mediterranea
“La ‘sindrome da madre mediterranea’
produce uomini castrati, privi cioè di senso
della responsabilità.
Me ne ha parlato spesso lo psichiatra Piero Rocchini:
‘La madre mediterranea soddisfa tutti i desideri del figlio
e gli toglie la responsabilità con lo scopo di legare
il figlio a sé per sempre.
La madre rappresenta l’amore incondizionato
e purtroppo nella nostra cultura manca la figura del padre,
che dovrebbe rappresentare la realtà, la società, le regole, la severità.
La madre dice al figlio:
niente è troppo per te.
Questo crea persone con un ottimismo infantile,
persone che si sentono come superman,
intoccabile’.”
Lisbeth Davidsen
Internazionale
Le malefatte di Madre Teresa
Ancora in fase di stampa, questo libro aveva avuto un numero piuttosto alto di prenotazioni. Ma poi gli capitò la sfortuna di arrivare in libreria proprio il giorno stesso della morte di Madre Teresa. Fu quindi completamente oscurato dai cori assordanti che avevano cominciato a cantare le sante virtù della suora già mentre quella era allo stadio pre-cadaverico. Perciò ebbe pochissime vendite, appena due recensioni e velocissime rese all’editore. Ma alla Minimum Fax (La posizione della missionaria: Teoria e pratica di Madre Teresa, Christopher Hitchens, Roma, 2003, pp. 134, 8.50 euro) tennero duro, e quando la rugosa suora albanese venne canonizzata furono lesti a rimandarlo ai librai. Questa volta, grazie anche alla minor pressione mediatica, il libro andò esaurito, e venne addirittura ristampato. Siamo perciò giunti alla seconda edizione ma ancora in pochi la conoscono, e invece ne vale la pena perché arriva come un sasso nel pollaio degli agiografi. Christopher Hitchens, noto saggista dal lungo curriculum tra cui spiccano collaborazioni con il New York Times e The Nation, analizza in quest’opera l’attività assistenziale di Madre Teresa, l’autopromozione del suo mito e la sua strategia politica. Feroce critica di Giovanni XXIII e delle sue riforme, nemica giurata della teologia della liberazione, antisandinista, nazionalista albanese, la suora più famosa del mondo è stata una grande amica di potenti e dittatori, come il Duvalier della sanguinosa dinastia haitiana di Papa Doc. Strenua difensora dell’integralismo dogmatico, nel 1979, mentre riceveva un incomprensibile Nobel per la Pace, dichiarò l’aborto la più grande minaccia alla pace del mondo. Eppure lei, così integralista, non aveva esitato un istante ad approvare il divorzio della sua amica Diana d’Inghilterra. Agli amici potenti e famosi perdonava tutto; ai suoi poveri invece non dava neppure gli analgesici, affinché rivivessero con gaudio magno le pene di Gesù sulla Croce. E se non si erano convertiti, quando erano moribondi, li battezzava di nascosto. I soldi che riceveva in donazione, ed erano tanti, non transitavano per le sue case di cura, dove i malati erano ammucchiati per terra o su brande lerce. Sui suoi conti c’erano milioni di dollari, però buttava i mobili che riceveva in donazione e teneva spento il riscaldamento. Alcuni, per spiegarsi la sciatteria e la scarsa igiene dei suoi ospedali preistorici, sono giunti fino a scomodare la mistica della sofferenza, teoria per cui il dolore avvicinerebbe a Dio, ma non hanno spiegato perché, non senza un filo di contraddizione, quando è stata lei ad ammalarsi, ha preso un volo di prima classe ed è andata a farsi curare in una delle migliori cliniche private californiane. Hitchens porta le prove di quel che dice. Ha verificato tutte le informazioni: con le infermiere degli ospedali, col personale, con la stessa Madre Teresa e perfino col dottor Robin Fox, direttore di The Lancet, la più autorevole rivista medica del mondo, che racconta come in quegli ospedali non si prescrivessero mai antidolorifici e antibiotici, le siringhe non venissero sterilizzate e si utilizzassero finché l’ago resisteva. Naturalmente ogni biografia è un punto di vista parziale e necessariamente circoscritto, per niente immune dai pregiudizi e dalle convinzioni di chi la scrive. Tuttavia, per quel che ci risulta, ad oggi nessuno ha messo in dubbio quanto narrato da Hitchens, perciò ci si può anche arrischiare a credergli. Tra l’altro, nel corso del processo di beatificazione della suora albanese, Hitchens è anche stato ascoltato dal Vaticano, tanto sportivamente quanto inutilmente. Insomma, questo libro ci restituisce l’immagine di una persona disgustosa e discutibile. Giusto per inquadrare il personaggio basterebbe un aneddoto che vi è raccontato: avendo ricevuto in beneficenza molti chili di pomodori, le suore di uno dei suoi 500 conventi ne avevano fatto conserva per l’inverno. Madre Teresa se ne accorse e si arrabbiò moltissimo, urlando che avrebbero dovuto buttarli. E alle sorelle incredule che ne chiedevano le ragioni rinfacciò, piccata, la loro scarsa fede nella divina provvidenza. Nel 2003 questa donna è stata proclamata santa, ma forse non era neppure sana. Marcello Cavallini.
NECROLOGIO
PER
INDRO MONTANELLI
(1909-2001)
Gli italiani possono tirare un respiro di sollievo, finalmente!
Il Papa Nero del Giornalismo Italiano, Indro Montanelli, dopo tanto, è volato via.
Montanelli, piccolo frammento del Grande Edificio del Fascismo Italiano e Fascista Toscano in Veste D’Agnello, par excellance, è salito nel Paradiso Nero.
Se n’è andato. Non ci ha lasciato neppure una sola idea originale. Mentre qualche altro “sapientone” italiano si dava da fare a ripulire la demagogia e l’assolutismo italiani da quelle sovrastrutture che impediscono al popolo del Bel Paese di intravedere la Verità delle cose, Montanelli era tutto preso dal soddisfare i suoi mecenati che camminavano nell’ombra intorno a lui mentre egli si dava un gran daffare a parlare a lingua sciolta ben lontano comunque dalla realtà delle vicissitudini economiche, politiche e sociali dell’Italia.
La Vecchia Scorreggia, che preferiva percorrere la strada a cavallo piuttosto che chiamare un taxi, che si faceva burle all’idea di usare un computer e cocciutamente si ostinava a battere con un dito i manoscritti sulla sua Olivetti portatile acquistata nel 1937, cercava di tenere sotto chiave la “intelligentia” italiana proprio come Enrico Cuccia, amico suo, bramava di tenere gli affari finanziari italiani nella tasca posteriore dei suoi pantaloni. Montanelli ha tentato di costruire, da solo, un Giornalismo Nero, e accarezzava l’idea di una Economia Nera, un Partito politico Nero—addirittura un Gioco del Calcio Nero. (Era un “buon amico” di Senatore (!!!) Vittorio Cecchi Gori, presidente della Fiorentina!)
Esattamente come un Gesuita spagnolo del diciassettesimo secolo agghindato di nero avrebbe potuto pontificare, così anche Indro predicava i valori del conservatorismo, della caparbietà, dell’ autoritarismo, nutrimento dello “status quo”, e il Gioco del Calcio in Difesa! (Difendere! Difendere! Difendere! Non è forse la brama frenetica di vincere—di segnare il goal per il gusto della vittoria, di disprezzare il modo in cui la partita può essere giocata spontaneamente—una caratteristica peculiare di coloro abituati a perdere? La squadra nazionale italiana non vince il Campionato Europeo dal 1968!) Aveva raccolto e conservato il più possibile il Passato italiano in modo ottusamente egoistico e paranoico, sorrideva ogni cinque anni, e rideva a crepapelle ogni quindici quando la sua cartoleria proponeva i nastri neri per la sua Olivetti con l’offerta di tre al prezzo di due.
Sonnecchiante in una tinozza di formaldeide per quasi tutta la vita, Indro Montanelli, un tempo “confident” e “informateur” dell’Ambasciatrice degli Stati Uniti Clare Luce Boothe (”più pazza di un cavallo”) e del suo fanatico collaboratore religioso di destra William Donovan (fondatore della Central Stupidity Agency), passò il tempo a chiedere scusa. L’Apologista Nero. Ha espiato continuamente le sue colpe e per decenni ha portato i lettori italiani a credere che non sosteneva certe argomentazioni “nel suo interesse”! La debilitante speciosità spesso lo condusse sull’orlo della pazzia, dove i suoi attacchi di depressione potevano essere così intensi da lasciarlo frequentemente disperato e disorientato per giorni.
Ora arriveranno i francobolli commemorativi di Montanelli, i supplementi di Montanelli ai quotidiani, le statue di Montanelli, i C.D. di Montanelli (Ahimè), le “vie” di Montanelli, i libri di Montanelli, i seminari di Montanelli e, naturalmente, i “miracoli” di Montanelli! Dies Irae!
Desidero essere il primo a proporre l’idea che sia fatto santo. Tutto considerato, nessun uomo sulla Terra negherebbe più vigorosamente di lui che fu un sant’uomo; ma nessun altro uomo eccetto lui dichiarerebbe che poteva compiere miracoli!
Rendere omaggio a Indro Montanelli è dare fondamento e incoraggiare l’incompletezza dell’Italia come stato democratico.
Dagli Italiani mi aspetto il peggio, come al solito.
* * *
Anthony St. John Casella Postale 38 50041 CALENZANO FI Italia
Tradotto da Daniela Checchi
INTERLINGUE at 0571-22636
THE ASSOCIATION FOR COMMUNICATION AND MEDIA CONSULTATION
http://www.gmenxs.com
C O R R I S P O N D E N Z A T R A…
L’Onorevole Bettino Craxi
e
Anthony St. John
Cuscini Umidi delle Nostre Lacrime
Il Vero Vincitore del
20° PREMIO SATIRA POLITICA
Fondazione Città di Forte dei Marmi, Italy
18 febbraio 1986
Onorevole Bettino Craxi
Presidente del Consiglio dei Ministri
Palazzo Chigi
00100 ROMA RM
Italia
Presidente Craxi,
Le scrivo questa lettera per chiedere il Suo aiuto su una questione che ritengo importante per Lei, per gli Italiani e per l’Italia.
Mi trovo in uno stato di completa frustrazione in quanto sono incapace di trovare giustizia a quelli che sono considerati i “normali approcci” per risolvere il mio problema. Molti amici mi dicono che l’unica soluzione è avere un “contatto importante” il quale può stimolare il mio caso per una giubilante conclusione. Ho avuto corrispondenza con due persone molto importanti in Italia: Franco Buitoni della PERUGINA, Spa, e Luigi Misiti, Vice Presidente dell’Ente Ferrovie dello Stato, i quali mi hanno gentilmente risposto. Spero che questi Signori mi considerino come loro amico. Mi conoscono bene, ma non intendo chiedergli di aiutarmi, poiché penso che il mio triste problema non abbia niente a che fare con loro.
Sono solo in questa lotta e poiché Lei, Presidente Craxi, parla per tutti gli Italiani io, Anthony St. John, chiedo il Suo personale interessamento alla mia situazione. Presidente Craxi, Lei è abbastanza “importante” per potermi aiutare?
L’8 ottobre 1984 ho stipulato un contratto con la SIP per avere un impianto telefonico nel mio appartamento in Montecatini Terme. Mi venne chiesto di pagare un anticipo di Lire 500.000 in aggiunta all’importo di Lire 228.687 necessarie per l’installazione del telefono, ed io pagai quanto richiestomi. Il Signor Franco Scini Degli Innocenti, responsabile dell’ufficio periferico SIP di Montecatini Terme Commerciale—un uomo veramente gentile e terribilmente nervoso e frustrato—mi spiegò che la SIP stava avendo problemi con le ballerine provenienti dal Brasile. In poche parole, queste signore sudamericane, che vivono a Montecatini Terme e lavorano nei night clubs della città, tornano in Brasile senza pagare la bolletta SIP e pertanto la SIP doveva fare qualcosa. Il Signor Scini Degli Innocenti, ammettendo che io non ero una ballerina brasiliana, mi confermò che dovevo pagare Lire 500.000 quale deposito cauzionale, ed io pagai.
Il 9 settembre 1985, ho disdetto l’impianto telefonico Risponditor e Repond. Le frequenti visite che ho fatto, in questi mesi, all’ufficio SIP di Montecatini Terme per riavere le mie Lire 500.000—senza interessi!—sono state inutili. Per favore, Presidente Craxi, dica alla Società SIP di rimborsarmi le Lire 500.000 che ho versato come deposito e che a tutt’oggi non mi sono pervenute.
Un altro problema che mi riguarda è questo: a circa cento meri dal mio appartamento in Calenzano FI c’è un nuovo Ufficio Postale. Mi sono trasferito nel nuovo appartamento in luglio, 1985, e già da allora l’Ufficio Postale era ultimato ma a tutt’oggi, non è ancora aperto al pubblico. Perché?
Inoltre, l’11 luglio 1985 ho fatto domanda (22453) per un’impianto telefonico alla Società SIP 4 Zona di Firenze, ma a tutt’oggi non ho un telefono nel mio appartamento. Siamo in Italia? Siamo in Italia! Boh!!! Può aiutarmi, per favore? (Dal luglio1985 ad oggi, 18 febbraio 1986, ho ricevuto dall’ENEL un conto di Lire 32.650, e uno dalla CONSIAG di 15.297, come anticipi su fornitura. Quando saprò la quantità di energia e di gas che sto consumando?)
C’è ancora un altro problema—meno egoistico di quello che ho circa il recupero di Lire 500.000 dalla SIP—che mi disturba profondamente e che penso dovrebbe coinvolgere anche Lei. Sono sconvolto nel leggere ogni giorno sui quotidiani, e a volte di essere testimone, della morte di molti italiani che usano automobili, motorini, motociclette, camion, e a volta autobus. Rimasi veramente scioccato nell’apprendere che la provincia di Pistoia, dove ho vissuto per più di due anni, ha il più alto tasse di mortalità per incidenti stradali in tutta Italia. Mi disturbo molto vedere ufficiali di Polizia, spesso anche loro violatori delle norme del traffico, che non fanno rispettare le leggi della circolazione stradale fatte per la sicurezza dei cittadini. Perché la gente guida in maniera così scortese e pericolosa? Mi dà l’impressione che vogliono suicidarsi e quando glielo faccio notare, loro ridono. La prego cortesemente di fare qualcosa affinché la gente possa viaggiare in maniera più sicura sulle strade e autostrade italiane.
Spero vivamente che Lei possa aiutarmi, Presidente Craxi, e spero anche di non essere costretto a ballare come una ballerina brasiliana per riavere le mie Lire 500.000 dalla SIP.
Cordialmente…
Anthony St. John
TELEGRAMMA
Amm.ne P. T.
07/03 17.21
579778 CAZ P2
900000CEMR0343
ZCZC CAZX607 FFR8209 FTC085 796 71317
IGBB CO IGRM 039
00187ROMAAPREESIDENZA 39/36 7 1700
ANTHONY ST. JOHN
Via Carlo Pisacane 1
50041 CALENZANO
A SEQUITO NOSTRO INTERESSAMENTO SIP MONTECATINI HABET
EFFETTUATO RIMBORSO IN DATA 6 MARZO BANCA TOSCANA ASSEGNO
N. 74541439 STOP CORDIALI SALUTI STOP
BETTINO CRAXI
PRESIDENTE CONSIGLIO MINISTRI
NNNN
900000CEMRO
579778 CAZ P2
17 marzo 1986
Onorevole
Bettino Craxi
Presidente del Consiglio dei Ministri
Palazzo Chigi
00100 ROMA RM
Italia
Presidente Craxi,
grazie per il Suo telegramma del 7 marzo 1986 che ho ricevuto 8 marzo 1986, in riferimento al deposito cauzionale di Lire 500.000 che pagai alla SIP in aggiunta al pagamento di Lire 228.687 per avere l’installazione del telefono in Montecatini Terme (8 ottobre 1984) durante il mio soggiorno là—Lire 500.000 che ero in attesa di riavere dal 19 settembre 1985.
L’11 marzo 1986 ho ricevuto una lettera raccomandata dalla SIP (Via del Malinuzzo 5 51100 PISTOIA PT) firmata da due persone, delle quali non sono riuscito a leggere i nomi, contenente un assegno di Lire 470.173 invece di Lire 500.000. Perché? Non lo so! Presidente Craxi, rispettosamente Le chiedo che venga fatta un’indagine sulla contabilità e sulle procedure di riscossione degli uffici SIP di Montecatini Terme e Pistoia, immediatamente; e, Le chiedo cortesemente di inviarmi una copia di detta indagine. Grazie.
Era un sabato mattina (8 marzo 1986) freddo, ventoso e umido, a causa di una leggera e insistente pioggia, quando il citofono del mio appartamento mi fece sobbalzare nel letto comunicandomi—tramite la melodiosa voce della postina—che c’era un telegramma per me e se, per favore, scendevo a firmare la ricevuto. Mi infilai velocemente la vestaglia. All’inizio ebbi un attimo di apprensione. Forse qualcuno della mia famiglia negli Stati Uniti era morto? O, forse ero stato chiamato a servire nell’Esercito Italiano? Ma, quando vidi il codice 00187 ROMA PRESIDENZA 39/36 7 17000, scritto sulla busta del telegramma, che la simpatica postina mi aveva porto entrando nell’ingresso al riparo dal freddo, seppi che era dal Suo ufficio, ma—fino a quando non lo aprii—mai avrei pensato che sarebbe stato firmato da Lei—PROPRIO LEI!!! La mia bocca si è spalancata, e i miei occhi hanno guardato increduli quando ho visto il Suo nome alla fine del messaggio.
Ritornai da Maria Luisa, che era ancora a letto, e le mostrai il telegramma: anche lei non riusciva a credere a quanto stava vedendo. Si pizzicò un braccio per essere sicura di non stare sognando e, finalmente, convinta—mi disse:
“Si, pro mettono di mandarti il tuo denaro, ma da luglio dello scorso anno stiamo aspettando per un telefono, per l’apertura dell’Ufficio Postale Calenzano, per le bollette della CONSIAG, per le bollette dell’ENEL… Sono quasi nove mesi che stiamo aspettando!”
Io dissi: “E’ vero, ma adesso abbiamo un’aiuto! Il Presidente del Consiglio dei Ministri dell’Italia ci ha scritto! Pensi che Ronald Reagan o Gorbaciov mi avrebbero mandato un telegramma?”
Lei disse: “Ma tu non conosci l’Italia, Americano! Tutto è rallentato qui. Dovremo ancora aspettare tanto per un telefono, per le bollette, e per l’Ufficio Postale. Mia madre vive sola; e, non può contattarmi in caso di bisogno e questo grazie alla SIP che in nove mesi non è riuscita a installare un telefono.”
Lui disse: “E’ terribile, veramente terribile!”
Lei disse: “In America è diverso?”
Lui disse: “Si, è diverso, ma abbiamo tanti altri problemi. E forse problemi più seri che i telefoni, le bollette e gli uffici postali. Devi essere forte. L’Italia sta passando attraverso un periodo di transizione. Forza, ragazza!”
Lei disse: “Oh, a volte è così triste! Quanta inefficienza nei nostri Enti Pubblici, nelle nostre scuole, nei nostri ospedali, nei nostri trasporti, nelle nostre banche, nel nostro governo…TUTTO E’ IN CONFUSIONE!!!”
Lui disse: “Forza, ragazza!”
Lei disse: “E’ così triste.”
Lui disse: “Forza.”
Lei disse: “Triste, troppo triste.”
Lei appoggiò la sua testa sul mio cuore e grosse lacrime le rigarono le guance scivolando sul mio petto, colpendomi profondamente, facendomi tornare alla mente tutte le cose che avevo visto in confusione in Italia. Anch’io iniziai a piangere con Maria Luisa per questa bellissima Italia. Guardai con speranza al Suo telegramma e a Lei, Presidente Craxi. Uno sguardo di speranza per l’Italia. Uno sguardo di speranza per gli Italiani.
Infine, Maria Luisa ed io ci siamo addormentati sui cuscini umidi delle nostre lacrime.
Presidente Craxi, per favore, CI AIUTI, Presidente Craxi. Un telefono? L’apertura dell’Ufficio Postale? Le bollette della CONSIAG? Le bollette dell’ENEL?
Presidente Craxi, può, per favore, inviarmi il Suo numero di telefono a Palazzo Chigi? Desidero fare a Lei la prima telefonata che farò quando finalmente avrò un telefono installato nell’appartamento. E, Presidente Craxi, se mai dovesse passare da Calenzano, la prego divisitarci.
E, cosa importantissima, ha fatto qualcosa per la sicurezza del traffico stradale e autostradale?
Cordialmente…
Anthony St. John
Casella Postale 38
50041 CALENZANO FI
Italia
Roma, 17 LUG 1986
Il Presidente del Consiglio dei Ministri
Gentie Professore,
in relazione alla Sua del 16.6 u. s., posso assicurarLe che il mio impegno e quello di tutta la compagine governativa è rivolto a dare, alla vita dello Stato, un ritmo adeguato alle necessità del Paese in quanto il ritardo su tempi non genera solo malcontento, ma anche dispersione di energie, perdite di ticchezze, di occasioni di lavoro.
Cordiali saluti
Bettino Craxi
Prot.n.10272/GR/lap
28 luglio 1986
Onorevole Bettino Craxi
Presidente del Consiglio dei Ministri
Palazzo Chigi
00100 ROMA RM
Italia
Riferimento: Protocollo n. 10272/GR/lap
Presidente Craxi,
spero che questa lettera trovi Lei, la Sua famiglia, i Suoi amici—i Suoi oppositori—i Suoi associati, e sopratutto, questa Bellissima Italia, in ottimo spirito e in buona salute.
Mentre scrivo questa lettera non so se Lei è ancora IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, o quello che sarà in futuro—alla data di questa lettera. I giornali e la televisione fanno tanta confusione a volte, che penso sia impossibile comprendere quello che sta succedendo nella politica italiana!
Per prima cosa desidero ringraziarla della Sua lettera del 17 luglio 1986, la quale era in risposta alla mia lettera del 16 giugno 1986, la quale era una lettera che le chiedevo di rispondere alla lettera del 17 marzo 1986 alla quale sfortunatamente—a tutt’oggi—non ho avuto alcuna risposta.
E’ stato molto gentile da parte Sua, Bettino Craxi, di includere nella Sua lettera del 17 luglio 1986, un “discorsino” politico il quale mi rammenta le tante difficoltà che anche Lei, Bettino Craxi, deve affrontare alla direzione della “Vita dello Stato,” dalla quale si è dimesso già due volte. Sono in shock nel vedere sui giornali politici di tutto il mondo, che leggo qua in Italia, il grido univoco proveniente dai quattro angoli della Terra: Africa, Asia, Americhe, Polo Nord, Polo Sud… “Quando Craxi si dimetterà ancora? Quando Craxi si dimetterà ancora? Quando Craxi si dimetterà ancora?”
Sono dispiaciuto di sapere, Bettino Craxi, che quelle persone stanno urlando la loro domanda con sorrisetti beffardi e maligni dipinti sui loro volti.
Un “discorsetto” politico tira l’altro. E io desidero presentarle in pieno rispetto, Signor Bettino Craxi, il mio personale “discorsino” politico:
Spero che tutti i leaders del governo non trovino metodi e opinioni tradizionali che servano esclusivamente le loro idee egoistiche. I leaders politici non devono essere interessati a non offrire un leale agire verso i cittadini e non devono escluderli dai loro circoli di potere con la giustificazione che la vita richiede una filosofia politica che esalti la nazione e un selezionato gruppo di individui al di sopra degli altri e che severe regimentazioni economiche e sociali ed energiche repressioni dell’opposizione siano misure necessarie per esercitare un forte controllo sulle masse considerate inferiori dalla nobile e privilegiata leadership del governo.
Bettino Craxi, Le ho scritto in data 17 marzo 1986 chiedendole, rispettosamente, di aiutarmi ad ottenere l’installamento di un telefono nella mia casa in Calenzano. E’ più di un anno che sto aspettando per un telefono!!! Non solo lei non mi ha aiutato, fino ad oggi, ma si è rifiutato di menzionare il mioproblema nella Sua utlima lettera (17 luglio 1986).
Perchè Lei ha ignorato il mio problema non lo so. Forse Lei è impotente nell’aiutarmi. Se il motivo è questo, Le chiedo cortesemente di dirmelo. Se non può aiutarmi Lei, chi può farlo? Il papa? L’ambasciatore degli Stati Uniti in Italia? Pippo Baudo? Raffaella Carrà? Maradona?
Bettino Craxi, è un privilegio o è un diritto avere un telefono in Italia? La prego di rispondere. Sono uno straniero degli Stati Uniti d’America che ama l’Italia e che vuole saperne di più. Grazie.
La prego di rispondermi onestamente: Se Lei era nella mia casa, al mio posto, in quanto tempo avrebbe avuto installato un telefono?
Cordialmente…
Anthony St. John
SEGRETERIA PARTICOLARE DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
DEI MINISTRI
5 SET 1986
Gentile Signor
Anthony ST. JOHN
Via Carlo Pisacane, 1
50041 CALENZANO FI
Prot.N.10272/AT/rs
Gentile Signor St. John,
in riferimento alla Sua ultima lettera, Le comunico di aver interessato la Società SIP
4 zona di Firenze in merito all’installazione dell’apparecchio telefonico.
Con riserva di fornirLe ulteriori notizie appena in grado, Le invio distinti saluti.
IL COORDINATORE DELLA SEGRETERIA
(Osvaldo Cirillo)
5 ottobre 1986
Signor Frank Sinatra
Palm Springs, California
United States of America
STATI UNITI
Caro Signor Sinatra,
scrivo a Lei oggi, quale ultima speranza, su una questione che affligge la donna che amo, Maria Luisa, e la sua cara mamma, la mia adorabile suocera.
L’11 luglio 1985 abbiamo fatto domanda per l’installazione di un telefono nel nostro appartamento qua in Calenzano, vicino Firenze. Questo telefono—fra le altre cose—dovrebbe servire principalmente a Maria Luisa, dandole la possibilità di comunicare con sua madre la quale vive sola in un appartamento a Sesto Fiorentino. Spesso Maria Luisa deve andare a un telefono pubblico—in strada di notte—per telefonare a sua madre.
La domanda (Numero 22453) fino ad oggi non è stata accolta, e sembra che non ci sia idea di quando verrà installato un telefono.
La SOCIETA’ ITALIANA PER L’ESERCIZIO DELLE TELECOMUNICAZIONI di Firenze non ha avuto la compiacenza di informare noi e le altre famiglie che vivono nello stabile dove è ubicato in nostro appartamento, del motivo per cui l’impianto telefonico non può essere attivato.
Mi sono raccomandato a molte persone chiedendo il loro aiuto in questa triste faccenda. Ho scritto a politici, personalità delle televisione, giornali, provando ogni direzione dove pensavo di trovare un qualsiasi tipo di assistenza.
Raffaella Carrà, Federico Fellini, Enzo Biagi, Maradona, Giulio Andreotti, Ciriaco De Mita, Sandro Pertini, Alberto Moravia, Platini, Agnelli, Mike Bongiorno, Franco Buitoni, Carlo De Benedetti, Pippo Baudo, Pannelle, Gina Lollobrigida, Fanfani, Sofia Loren, Domenico Modugno, eccetera… Sono soli alcuni degli individui che ho contattato chiedendo il loro aiuto. Queste persone non sono state in grado di aiutarmi, e non hanno avuto la cortesia di rispondere alle mie lettere. Anche, il Papa, Sus Santità Giovanni Paoli II, non ha potuto intercedere per me e per la mia richiesta di avere un telefono installato nel mio appartamento e negli altri cinque del nostro stabile.
Solo uno, L’Onorevole Bettino Craxi (Il Presidente del Consiglio dei Ministri) ha avuto la gentilezza di rispondermi anche se nelle Sue lettere non ha mai fatto precisazioni circa il mio problema del telefono.
Signor Sinatra, ho bisogno del Suo aiuto in questa circostanza. Può aiutarci per favore?
Desidero ringraziarLa, Signor Sinatra, per avermi offerto ore e ore di piacevolissimo ascolto suonando i suoi dischi, le Sue bellissime canzoni—conosciute in tutto il mondo. La gioia di ascoltarLe è stata per me fonte di ispirazione e ha dato, a ognuno di noi, la possibilità di raggiungere un alto senso di perfezione in un mondo così imperfetto.
Bravo!
Bravo!!
Bravo!!!
Spero che continuerà a lungo con successo. Sarà ricordato eternamente per la Sua abilità artistica a la Sua brillante capacità di interessare il pubblico.
Desidero anche ringraziare i miei amici del Tutto Bene in Campi Bisenzio per essere sempre così gentili nel fornirmi i gettoni per telefonare dal loro telefono pubblico. Loro, come molti italiani che conosco—e, Lei, Signor Sinatra, dovrebbe sentirsi fiero di fare parte di questa bellissima Italia—sono stati molto cortesi con me. Anche loro sono Suoi fans!
Cordialmente…
Anthony St. John
Roma, 18 NOV 1986
SEGRETERIA PARTICOLARE
DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
Gentile Signore,
in riferimento alle Sue ripetute richieste, inviate a questa Segreteria, al fine di ottenere un intervento volto a sollecitare l’installazione di un impianto telefonico per il Suo appartamento, Le comunico che, solo dopo varie ricerche effettuate dalla SIP di Firenze, si è potuto risalire che trattasi della pratica alla quale è stato assegnato il numero telefonico 8873228.
Considerate le Sue ripetute e saccenti istanze, intese ad ottenere interventi non solo a Suo favore, peraltro tutti effettuati da questa Segreteria, ma anche per conto di Suoi amici, è pregato di non rivolgersi più a questi Uffici che sono preposti prevalentemente a svolgere compiti di natura istituzionale.
Distinti saluti.
IL COORDINATORE DELLA SEGRETERIA
Osvaldo Cirillo
Protocollo.n.10272/AT/rs
24 novembre 1986
Onorevole
Bettino Craxi
Presidente del Consiglio dei Ministri
Palazzo Chigi
00100 ROMA RM
Italia
Riferimento: Protocollo n. 10272/AT/rs (19272)
Presidente Craxi,
ho ricevuto la Sua cortese lettera del 18 novembre 1986—miracolosamente–il 21 novembre 1986!
Desidero ringraziarVi, Bettino Craxi, Osvaldo Cirillo, e i molti amici attraverso il mondo che mi hanno assistito per ottenere il telefono (0558873228) il quale è adesso installato nel mio appartamento qua in Calenzano.
C’è ancora un problema. Sfortunatamente, il telefono non funziona. (Se non crede alle mie parole, provi a telefonarmi.) Mi è stato detto che forse occorrerà ancora molto tempo (tre anni?) per installare i cavi nella pavimentazione stradale i quali mi consentirebbero di usare il telefono.
Sono veramente curioso di sapere cosa dirò ai miei amici quando verranno a casa mia e mi chiederanno di usare il telefono!
Può aiutarmi ancora, Presidente Craxi?
Come Le ho già promesso, non appena il mio telefono sarà funzionante, la mia prima telefonata sarà riservata esclusivamente a Lei!
Cordialmente…
Anthony St. John
16 dicembre 1986
Onorevole
Bettino Craxi
Presidente del Consiglio dei Ministri
Palazzo Chigi
00100 ROMA RM
Italia
Presidente Craxi,
desidero comunicarLe che finalmente oggi la SIP ha fatto una prova per il numero 055-8873228.
Pensa che il telefono funzionaerà presto?
Cordialmente…
Anthony St. John
23 dicembre 1986
Presidente Craxi!
ALLELUIA! ALLELUIA!! ALLELUIA!!!
Lo 055-8873228 funziona!
La richiesta di un telefono fatta in data 11 luglio 1985, è stata finalmente accolta!
ALLELUIA!!!
Le ho telefonato—come promesso—ma Lei non c’era. Mi dispiace molto di non aver potuto parlare con Lei personalmente.
Avrei voluto dirLe una storia—qua in Italia le chiamiamo “barzellette”–che ho udito raccontare da un uomo in un bar di Prato. Detta barzelletta mi ha talmente scioccato che la ricordo perfettamente:
“Un giorno Craxi decide di andare in Africa per fare un safari. Mentre, è nella foresta viene assalito da un gruppo di cannibali i quali, dopo averlo legato, lo portano al loro campo.
“Bello, grasso, bello morbido,” dice il capo tribù girando intorno a Bettino Craxi. Poi, rivolto al cuoco soggiunse: “Questo lo voglio allo spiedo. Mettigli sotto tante patate, così con tutto questo grasso verranno saporitissime e, cosa più importante, giralo piano piano—lo voglio arrostito a puntino da tutte le parti.”
Il capo va via e torna dopo circa un’ora per vedere a che punto è il suo pranzo. Quando arriva sul posto, con suo grande disappunto, vede che il suo cuoco stà girando a tutta velocità lo spiedo.
“Ti avevo detto di girarlo piano piano, perché non l’hai fatto?”
“Capo, avevo cominciato a girando piano piano come tu avevi detto, ma lui, ogni volta che era girato sotto, mi rubava una patata!”
Cordialmente…
Anthony St. John
* * *
Just the Beginning…