Recensioni: le vostre…e le altre
Se vi siete accorti che ci siamo dimenticati di qualcosa, se avete trovato delle inesattezze, se volete lamentarvi o semplicemente complimentarvi, potete farlo nello spazio sottostante, scrivendoci che cosa pensate di Patria 1978-2008 e lasciando la vostra recensione.Oppure se volete sapere cosa se ne dice sui giornali, o seguirne l’andamento nelle classifiche, selezionate il nome di una pubblicazione e scaricherete il file pdf con la recensione pubblicata o la classifica aggiornata.
- Goffredo Fofi - Internazionale
- Vanityfair
- L’Unità
- Alias
- L’Eco di Bergamo (classifica 18-05-2009)
- Liberazione
- Trentino
Leggi le recensioni online:


Come mai della tragedia del Cermis c’è solo un rimando (quando parla della morte di Calipari)?
qualche(futile)precisazione riguardante la memoria cinematografica di Enrico Deaglio ed una domanda:
1) I cancelli del cielo di Cimino: nella battaglia finale del film gli immigrati non vengono sterminati, stanno anzi vincendo,anche se con perdite terribili, ma arriva la cavalleria che, forse unica volta nella storia del cinema non certo nella Storia, salva i cattivi,gli allevatori.(pag. 96)
2) E la nave va di Fellini: la crociera sulla nave del titolo non è della borghesia italiana ma di un’intera classe europea, borghese ed aristocratica.Le ambizioni artistiche di fellini vanno ben oltre casa nostra. (pag176)
3)A qualcuno piace caldo di Wilder: la festa dei mafiosi italo americani non si svolge sotto “l’insegna” dell’opera dei pupi ma dell’opera (lirica).
La curiosità: perchè nel paragrafo sulla strage di via Fracchia di tutti i brigatisti viene data l’età tranne che di Riccardo Dura? comunque Riccardo Dura aveva 30 anni essendo nato a Roccalumera in provincia di Messina nel 1950 (a meno di “cento passi” da casa mia).(pag 89)
ps: il libro è bello e utile. Non sarebbe male come testo per le scuole superiori. Se la storia contemporanea esistesse per le scuole superiori.
Alcune pignole osservazioni: spero possano essere utili nella ristampa.
- A pagina 95, si cita lo sceneggiato televisivo “Famiglia Mattei”. Il titolo esatto era “La famiglia Benvenuti”.
- A pagina 135 si dice che, per il capitano Bellodi del GIORNO DELLA CIVETTA di Sciascia, il modello sarebbe stato il generale Dalla Chiesa. In realtà, Sciascia (in un articolo del 1988 sulla Stampa, parlò esplicitamente di un ufficiale dei carabinieri suo amico, Renato Candida.
- A pagina 167, si dice che (nel 1983) Craxi era segretario del PSI da sei anni. invece lo era da sette (essendo stato eletto nel luglio 1976).
- Sempre a pagina 167, si accenna al coinvolgimento di alcuni socialisti nello scandalo Eni-Petronim. Giustissimo, ma il riferimento anche a Riccardo Lombardi può trarre in inganno: si può pensare che anche lui fosse coinvolto.
- A pagina 193, terz’ultima riga, c’è un errore di stampa: “le ha promesso” invece di “gli ha promesso”.
- A pagina 196, sempre alla terz’ultima riga, c’è un errore di stampa. “Epresso” invece di “Espresso”.
- A pagina 257 e in altre parti del libro, si parla della archetipica “casalinga di Voghera”. Tra i vari autori che la resero famosa, manca Nanni Moretti (in Sogni d’oro).
- Vari nomi (ad esempio Ghidella citato a pagina 307) mancano poi nel’indice analitico.
- A pagina 337, inizio ultimo paragrafo, c’è un errore di stampa: “coma da copione” invece di “come da copione”.
- A pagina 404 c’è un conteggio delle vittime del terrorismo “rosso”. Manca un analogo bilancio di quelle del terrorismo “nero”.
- A pagina 419, terzo paragrafo, errore di stampa: “chi ti non ti immagini” (il primo “ti” è errato).
- A pagina 451, secondo paragrafo, non si capisce dove Mancuso abbia mandato gli ispettori.
- A pagina 468, terzo paragrafo, i voti della Lega sono evidentemente sbagliati: non certo “37.776.000″.
- A pagina 539, secondo paragrafo, errore di stampa: “non “dodoci ore” ma “dodici ore”.
- A pagina 630, errore di stampa al primo paragrafo: “applauditissmo” invece di “applauditissimo”.
- A pagina 648, primo paragrafo, il riferimento dei “Promessi sposi” è impreciso: fra Cristoforo sciglie il giuramento di Lucia e non di Renzo.
- A pagina 712, primo paragrafo, si parla delle “altre quattro cariche istituzionali”. In realtà si tratta di tre (presidente Camera, presidente Senato, presidente Repubblica).
Un cordialissimo saluto.
Sul mio blog ho scritto:
PATRIA (di Enrico Deaglio) ovvero “come la criminalità organizzata è andata al potere”
Ieri sera ho finito di leggere un avvincente librone (910 pagine, 750 di testo, 160 di note e riferimenti bibliografici). Patria (scritto da Enrico Deaglio che fu direttore del settimanale Diario) è il racconto dell’Italia dal 1978 (rapimento di Moro) al 2008 (ritorno al governo di Berlusconi). Utilizzando materiali eterogenei (sentenze giudiziarie, articoli di giornale, testimonianze, video su You Tube, forum sul Web, canzoni, film, altri libri, romanzi, interviste…), Deaglio corre (e chi legge con lui) attraverso tre decenni italiani. E li allinea in presa diretta, con capitoli brevi e compatti che sembrano microracconti e non danno mai nulla per scontato. Perciò, anche il lettore più giovane, anche chi non visse quel periodo personalmente, non si perde.
La trama di fondo del saggio è molto semplice: come siamo finiti in questo disastro politico, culturale, etico e antropologico? La criminalità organizzata è veramente andata al governo del paese?
Ma (come in tutte le storie che si rispettino) formicolano molte altre sottotrame: la crescente diffusione della droga, le grandi tragedie e i piccoli eroismi dell’immigrazione, l’economia sempre più controllata dalla mafia, come scappare alla giustizia, la televisione che crea la percezione della realtà, la vicenda politica e umana di Bossi, il ruolo di Prodi, lo sport, magistrati e poliziotti e cittadini coraggiosi e tanto ancora.
Centinaia di frammenti (dalla morte di Pantani al G8 di Genova, dal Mondiale di calcio 1982 all’elezione di Ratzinger, dalla notte dei misteri elettorali del 2006 ai Pitura Freska col papa nero, dalla loggia massonica P2 alla sentenza Andreotti, dalla crisi della Fiat negli anni Novanta alla fantomatica terapia anticancro di Di Bella, dalle statue di madonnine piangenti sangue all’indulto) compongono un mosaico impressionante. Che, osservato bene, fa capire molte, molte cose.
(http://lucianoidefix.typepad.com/nuovo_ringhio_di_idefix_l/2009/05/patria-di-enrico-deaglio-ovvero-come-la-criminalit%C3%A0-organizzata-%C3%A8-andata-al-potere.html)
Sabato scorso blitz in libreria. Tre acquisti. A costo di non dormire visti gli impegni quotidiani. Ma la lettura è una passione. Oltre che un esercizio essenziale di sopravvivenza culturale nella società moderna. Parto a leggere il testo che mi ispira di più. Patria 1978-2008. Enrico Deaglio “mi compra” con il titolo. Avevo da poco compiuto 12 anni in quel 1978 quado rapirono Aldo Moro. Un fatto che segnò la mia formazione culturale, per uno come me già da allora avido lettore e telespettatore delle trasmissioni di attualità (non posso dimenticare come negli anni a seguire divorai “la Notte della Repubblica” di Sergio Zavoli). Il libro parte proprio da quel 1978, ma di anno in anno si fa leggere con assoluta scorrevolezza, tra il bel racconto al presente senza eccessiva enfasi di commenti o interpretazioni e quei richiami a musica e letteratura che arricchiscono un gran lavoro di ricerca e selezione, destinato a mio avviso a restare un riferimento. E in questo testo ho riconosciuto la mia crescita, i miei percorsi, le mie critiche, le mie gioie, i mei dolori. Da italiano. Perchè, nonostante tutto, come Deaglio dice nel titolo, è la mia patria…e con orgoglio da italiano è giusto lavorare giorno dopo giorno per costruire un’Italia migliore. Io penso che non vi pentirete di leggere questo libro, come è successo a me. E magari ci confronteremo. Se qualcuno ne avrà voglia. Perchè uno sguardo al recente passato può cercare di farci orientare il futuro prossimo.
Ho cominciato a leggere Patria due giorni fa, dopo aver sentito la presentazione alla libreria Feltrinelli di Firenze. Deaglio aveva ragione: un libro godibilissimo, nonostante la mole, intenso, se non altro perchè quello di cui parla, anche se a volte dimenticato, è stato comunque vissuto e attraversato.
A parte questo, vorrei segnalare un piccolo errore: a pagina 95, parlando di Giusva Fioravanti, si dice che in televisione aveva recitato in uno sceneggiato dal titolo “la famiglia Mattei”. In realtà il nome di quello sceneggiato, uno dei primi di quel tipo della televisione, che ricordo bene per averlo visto allora, era “La famiglia Benvenuti”. Un’inezia, lo so, ma la precisione ci va sempre. Saluti e complimenti per l’ottimo lavoro.
Comperato il libro ho letto le prime 50 pagine che meritano una riflessione lunga, visto l’incipit del capitolo 1978.
Se posso farei però una domanda : l’on. Aldo Moro , per la sua politica favorevole all’entrata del PCI ,sembrava proprio essere un obiettivo completamente sbagliato . I dubbi di manipolazione delle BR , da parte di enti esterni , è una seria probabilità o solo un dubbio? La collocazione poi di via Gradoli , vicinissima alla zona della famosa banda della Magliana ,che la controllava in ogni punto , rende ancora più strano il fatto. Grazie
è una antologia storica di rara efficacia. Mette di fronte ai fatti, al tempo , agli uomini . Si legge con rara semplicità . Ma mi obbliga a continui ritorni per riflette su quello che ho vissuto.
Un sincero complimento a quelli che lo hanno composto
non trovo questo avvenimento nel libro o sbaglio?
il caso Moby Prince
10 aprile del 1991: il traghetto Moby Prince, appena uscito dal porto di Livorno, si schianta contro la petroliera Agip Abruzzo.
La tesi ufficiale con cui si è sbrigativamente cercato di spiegare la tragedia al grande pubblico è nota: un banco di nebbia avrebbe avvolto la petroliera (lasciando però perfettamente visibili tutte le altre navi in rada). L’equipaggio della nave passeggeri era distratto da una partita di calcio trasmessa in tv. Il comandante del Moby aveva scelto una rotta rapida ma pericolosa per uscire dalla rada. Una combinazione di fattori concomitanti, dunque. Una distrazione e la solita, tragica fatalità.
Perché quella sera non c’era alcun televisore nella plancia comandi del traghetto? Il radar era acceso e funzionante e la rotta scelta, prudente e sicura. E la nebbia serviva a nascondere qualcos’altro.
Ho appena cominciato a leggere il libro, dall’inizio, ma mi pare ci sia una mancanza da sanare: i funerali di stato ad Edgardo Sogno…
una delle cose che non mi sono mai spiegato con limpidezza.
propongo a Enrico di presentare Patria, in autunno, nell’ambito di una mosta fotografica che racconti frammenti del trentennio con immagini di: Letizia Battaglia, Mario Dondero, Enzo Sellerio, Ferdinando Scianna, Berengo Gardin, D’amico Olivo Barbieri, Castella…
Sarei felice di curare la mostra che dovrebbe trovare sede in un’istituzione milanese amica. Le foto farebbero continuare il libro con un altro linguaggio e darebbero l’opportunità di vedere anche un aspetto artistico tragicamente (ma non sempre) legato alla cronaca.
fateme sapè
ciao