1992
Curiosità, fatti eccezionali o semplici accadimenti. Vogliamo sapere come avete vissuto gli ultimi trent’anni, attraverso i vostri ricordi, grandi e piccoli.
Dal sommario di Patria:
Tangentopoli. Sale la Lega. Falcone: mancano nove anni all’11 settembre di Bin Laden. Scalfaro presidente. Borsellino e il discorso sull’amore. L’esercito in Sicilia. Crolla la lira. Trattative private. L’anno che comincia a plasmarci.
Raccontateci il vostro 1992.


Era il 23 maggio. Ero chiuso nella mia stanza, sabato sera.
Stavo finendo di ripassare diritto privato. Avrei sostenuto il lunedi successivo il mio primo esame a giurisprudenza. Volevo fare il magistrato, anche io come tanti che invaserò la Statale di Milano, quell’anno. Scesi in cucina ed una sottoscritta recitava l’attentato a Falcone. Non dimenticherò mai quella sera. Il lunedi dopo tutto sembrava cosi normale. Ho capito in quel momento che siamo un paese senza memoria.
Il 19 luglio è il mio compleanno. Fare gli anni a luglio è un problema quando hai tredici anni. Le scuole sono finite e i compagni se stanno tutti in vacanza. Niente festa. Me ne stavo a casa appeso alla sedia di legno e paglia dei miei. E’ ancora lì quella sedia. in tele è apparsa una nuvola di fumo nero. Lo schermo del “saba” comprato da mio padre mostrava l’immagine di una via. Una scritta in sovraimpressione diceva che si trattava di via d’Amelio. Non sapevo dove fosse via d’Amelio. Avevano ucciso un giudice, si chiamava Borsellino. Nenche di quell’uomo sapevo niente. Faceva caldo quel pomeriggio, come è normale d’estate. Non ero preoccupato per la temperatura. Non c’era nessun allarme. Semplicemente faceva caldo. Il giorno del mio compleanno moriva un uomo che non conoscevo. Non ricordo di avere avuto paura. Ricordo però che qualche mese prima tornando da scuola trovai mia nonna in piedi davanti al suo “pioner”, piangeva. Anche sul suo schermo era morto un giudice. Gli stavano facendo il funerale. La gente urlava. C’era rabbia in quella immagini. Mia nonna aveva paura. .Io no. Era successo di nuovo. Qualcuno ce l’aveva con i giudici. Ho rivisto quelle immagini. Non ho pianto. Ma ho cominciato ad avere un poco di paura.
Domenica, 19 luglio.
Rimango in casa, quattordicenne con alcuni amici a fumacchiare, mentre i nostri genitori vanno in campagna a fare un pic nic. Quando tornano sono pallidi e molto seri, ci chiedono se abbiamo acceso la tv o ascoltato il giornale radio. Perchè? dico. E’ stato assassinato Borsellino.
Non sapevo bene chi fosse, cosa poteva aver fatto per meritare una fine del genere; c’erano le vacanze estive e non avevo modo di parlarne a scuola, così cominciai a leggere i quotidiani, per saperne di più. E ancora oggi non ne so abbastanza.