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Come acquistare Patria 1978-2008

Ma davvero è successo tutto questo? In un libro di novecento pagine, una cavalcata in quel vero romanzo che è stata l’Italia degli ultimi trent’anni. La nostra storia come non l’avete mai letta.

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1989

Curiosità, fatti eccezionali o semplici accadimenti. Vogliamo sapere come avete vissuto gli ultimi trent’anni, attraverso i vostri ricordi, grandi e piccoli.

Dal sommario di Patria:

Il miglior manager sulla piazza, una piovra sullo schermo, una Tangentopoli troppo in anticipo, una mente raffinatissima. E un muro, a Berlino, che ci rende piccoli.

Raccontateci il vostro 1989.

10 commenti per 1989

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  • sara

    l’anno in cui sono nata ma anche l’anno di svolta del mondo con la caduta del muro.. e con una grande storia alle spalle grazie enrico

  • Sergio D'Amaro

    NOTA Il testo qui sotto è il racconto in versi di come mi impressionò l’89.

    COMMIATO GENERALE DAGLI ANNI OTTANTA

    I.
    Ancora ho nella mente le vie
    le folli ali che ci posano qua
    riunite in molti fogli d’agenda
    e non so dare date alle onde del tempo.
    Questi anni sono un mare
    in cui si fonde la precaria goccia del calendario
    la volontà di saggiare il sapore del secolo.
    Nell’autunno dolce le foglie croccanti
    rivestono i nostri Unter den Linden
    giocano col vento della storia in rivolta
    si staccano dagli alberi con discreta saggezza.

    II.
    Abbiamo attraversato molte terre
    oggi l’orologio segna un riposo presunto
    il ritorno di una stagione che non si rivela
    che è, sì, autunno e quasi fine
    ma non si decide a un precipizio
    o ad una interrotta superficie
    (Quest’autunno sfumato
    cauto e tiepido
    quante volte lo vivemmo?
    Quante volte l’indecisione
    fu più consolante?
    Quante volte visse per l’Europa
    questo sole sulle foglie
    e avvinse gli ulivi e gli abeti?
    Era questo l’autunno più atteso
    il segno che in silenzio scende
    a dare l’allarme nel forte?
    Questo era quell’autunno
    che appare come un’alba qualunque
    e si dispiega sonoro in un’arpa iniziale
    e si tramuta in violino e cresce
    e torna in squilli e trombe e timpani
    e scuote l’aria e invoca il giorno
    pieno nella sua grandezza
    nella sua luce più chiara
    più alta
    più tormentosa
    e svetta unico nel tempo
    con le guglie che bucano il cielo…)
    Era questo l’autunno,
    l’autunno.
    E noi lo vivemmo
    noi.

    III.
    Ora anche noi ci allontaniamo
    da questa battaglia
    e capiamo mesti il passato.
    La stagione delle nuove forme è matura
    splende nella mente liberata
    come il gabbiano infantile
    è un momento distinto del caos
    un asse riequilibrato di tensioni.
    Resta la pietà degli anni
    delle tante piccole morti
    cadute nel braciere
    e ricoperte di cenere
    (Le molte morti che ci hanno inchiodato all’odio
    ci hanno straziato e umiliato
    tu io gli altri
    di fronte alla grandezza della vita
    all’inconoscibile cammino
    che ci strappa da sé, ci aliena
    il lampo il sangue il battito sordo
    che ci aliena, l’inganno
    gli anni che ruotano
    nelle sfere del cielo
    nei labirinti del sogno
    e posano qua i nostri corpi
    e li disfano come valige
    - e qua restano come carte in attesa di partire
    il vento che le porti alla melodia di qualche voce
    alla decifrazione di qualche vecchia scrittura –
    fino ai corpi insanguinati di Timisoara
    alle belve scatenate nell’ultimo ringhio
    alla libertà di una bandiera stracciata).
    Resta quest’ultima morte
    quest’ultimo atto assurdo di conoscenza
    che sdipana il groviglio di delitti
    e rende crudo il tiepido autunno di gioia
    - E la memoria si riavvolge
    ritrova il gelo di altri inverni
    il lampo il sangue il battito sordo
    le immagini fondanti di una svolta –
    - E siamo schiacciati dalle voci
    che echeggiano in profondità
    con richiami sempre più netti
    questa forza che stringe il respiro
    le date rimosse, soffocate -.

    IV.
    Al futuro si addice la speranza
    chi può prevedere che la neve diventi una valanga?
    Questo è ora il giorno che sorge
    è qui che si leva la nuova luce
    il coraggio di alzarsi e di uscire
    incontro alla città
    le vie che si incrociano
    in un ritorno di senso
    e guidano gli occhi al mutare egli angoli
    - il passato è qui, in queste strade
    dove le molte identità si fondono
    i segnali proiettano immagini
    di un cammino che cresce
    e sceglie passi ignoti
    in un pensiero appena mosso -
    - il presente è qui, in questa dilatata armonia
    di sostanze durature
    nel piacere della memoria
    che avanza tra gli affetti e le angosce.

    V.
    Ora, ormai, devi ricostruire i discorsi
    ciò che ancora non conosci
    quel che ti spetta
    ciò a cui la tua vita è stretta.
    Salve, anni del mio secolo,
    anni che correte con ruote sempre più grandi
    verso la veloce meta del terzo millennio
    (un punto che non conosci
    per un sentiero che non conosci).
    È là che giunge l’uomo
    con la sua fragile scienza
    sicuro solo della sua accertata essenza
    vecchio dubbioso e solo
    dopo viaggio e tempo
    dopo vago e tenue movimento
    teso a un quadro in una stanza
    dov’è la pietra uguale all’esistenza.

    (23-27 dicembre 1989)

  • Matteo

    8 novembre 1989. Avevo 18 anni ed ero a Berlino. Quel giorno avevo deciso di visitare Berlino est da bravo turista per vedere i musei, l’altare di Pergamo, la Galleria nazionale…
    Ancora non lo so, ma ho il privilegio di farmi per l’ultima volta tutta la lunga trafila al Checkpoint Charlie, compreso turista americano urlante: «Maledetti comunisti! Un giorno tutto questo finirà!”
    Era un profeta, ma a me sembrava solo uno fuori di testa.

    Dopo la visita “dall’altra parte”, il giorno dopo è cambiato tutto. Vado a vedere la folla in festa, il muro abbattuto e il primo giorno del “dopo”. Ripensandoci è stato uno dei pochi momenti in cui ho visto la storia che cambiava davanti ai miei occhi.

  • Pierangelo

    Il 9 novembre 1989 cadeva il muro di Berlino. Ricordo le immagini di centinaia di migliaia di tedeschi che passano festanti dall’est all’ovest gustando quella libertà che i regimi dell’Europa orientale avevano impedito, ha un significato storico enorme, di fine di un’epoca.

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