1978
Curiosità, fatti eccezionali o semplici accadimenti. Vogliamo sapere come avete vissuto gli ultimi trent’anni, attraverso i vostri ricordi, grandi e piccoli.
Dal sommario di Patria: .
Alcuni sostengono che l’Italia, intesa come uno Stato con tutto quello che ne consegue, abbia cessato di esistere durante i 55 giorni del sequestro di Aldo Moro. Altri lo negano.
Raccontate il vostro 1978.


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Maggio 1978, Istituto tecnico per Geometri di Potenza, eravano chini sul tavolo da disegno preoccupati di preparare i nostri lavori per l’esame di stato, nella mente di ragazzi di 19 anni, si scontravano gli entusiasmi tipici della fine di un percorso, con le angosce di un futuro che, allora come ora, pareva molto buio e poco promettente; irruppe nella sala il nostri Professiore di topografia, che con voce allarmatissima grido: hanno rapito Moro!!!! Nella nostra testa di ragazzi, prima di realizzare il vero significato, ci portò ad ipotesi sul sequestro di nostri amici…poi con fatica, vincendo la distanza che copriva, allora più di ora, Potenza con il resto del mondo,comprendemmo di esser partecipe di un evento storico.
Alcune correzioni che forse qualcuno ha già fatto:
1978, p. 35: il nome dell’industriale sequestrato è Niccolò De Nora e non Di Cora.
ULTIMA STAZIONE DI OSTIA
per Pasolini
I.
Oggi, che blu la giovinezza appare nella coscienza stellata di un
[ altro millennio
oggi, che le favole splendono di illusioni catodiche e di focolari
[ elettronici
attorno a una tavola che sfatta s’arrende a una buccia d’arancia
e rotonda e sazia riflette il suo ventre materno
non meno teso mi sento al messaggio di Ostia
verità ridotta alla sintesi finale del sangue
staccionata cancello ghiaia muri abusivi waste land.
Piove ora il cielo notturno e di nuovo il mistero
su Roma lasciata nel ’50 alla via Tiburtina
mentre il sogno di Casarsa si allargava ai travertini…
piove e questo ’75 quasi giunto alla morte
si svincola su trasognate periferie di uomini
che mai sapranno di esser stati vivi
a quel campo di calcio dove torneranno
a giocare i figli con le loro fitte grida.
II.
Non meno sono qui, anche se aride, le lacrime del mondo
le disilluse carezze che non danno pace
le umili braccia che ricoprono d’un’ombra pietosa ogni carne.
Non c’è padre che ascolti le parole d’un morto
e sappia guardare in fondo agli occhi il senso
di una rivolta carica di aggraziate promesse
e di eretica purezza.
Forse prevale l’orgoglio scattante di una divisa
il divieto di correre da Susanna e di dirsi libero
quell’immagine sfocata di emozioni represse
e una palpitante inimicizia.
Il paese t’aspetta, candido puro felice,
come sorgente sul monte e ti disseta
come solo due mani unite a scodella
in una dolina ricolma del vecchio dialetto.
A sporgerti da quella altana di assaggi materni
v’è una terra di sguardi delicati
e di animali capaci di udire
le tue mute felicità
di veloce abitante del mondo che incombe.
Lì avresti potuto vedere anche un cielo rosso
tingersi di incendi improvvisi
e di desiderate stelle
appagando l’antico sogno di radicali certezze
e di fine del sofferto capitalismo
Gramsci al centro come un’icona
che guida i proletari di Pellizza
verso il mitico avvenire che tutti avemmo a cuore
come la prima parola che preziosa imparammo.
III.
Vivendo la città più t’aggrappi con tutto ciò che resti
all’essenziale poesia, alla macerata umiltà
di un piccolo barattolo di vetro.
Altro non ti dà che occhi
per accettare ciò che meglio vedi
ciò che ancora possiedi
di gioia e di capacità di scandalo.
La realtà non si trova in un sogno ma in molti sogni
duro diamante e velluto di petalo
che il set rende mito allucinato
e colorata violenza di moti
in pellicole sparse, spezzoni
di difficile decifrazione di un tempo
ricco di ferite. Ecco perché
oggi meriti la nobiltà della cenere
e di riposare immobile in un giardino inglese.
Niente che animi le corse
niente che avvinca al richiamo del corpo
niente che passi di stagione o di gloria inutile:
la voce friulana ha baciato le primule
dolce s’è unita al forte temporale di luglio.
(gennaio/luglio 1996)
Un ricordo personale.
Il 16 marzo del 1978 la voce del preside arrivò più chiara del solito nelle aule del liceo scientifico “Leonardo da Vinci” di Firenze per annunciare il rapimento di Aldo Moro.
Uscimmo tutti fuori, quelli di prima entusiasti per l’imprevista vacanza, noi di quinta ci mettemmo a discutere pensierosi.
Nessuna continguità, neppure ideologica, era ipotizzabile con il terrorismo, eppure pensavamo che l’attacco diretto alla D.C. fosse l’unica strada per smuovere le coscienze. La nostra, intanto, non era stata troppa smossa dai morti della scorta.
Però via via che passavano i giorni del rapimento ci diventava sempre più chiaro che la liberazione di Moro sarebbe stata, quella sì, la fine anticipata della Democrazia Cristiana e non riuscivamo a capire perchè non fosse così evidente anche per le B.R.
Solo dopo molti anni dopo l’abbiamo capito, dopo l’omicidio Pecorelli, la scoperta della P2, di Gladio e del piano di rinascita nazionale
Grazie a Enrico Deaglio per avercelo ricordato.
1978 militare a Novara, un metro di neve da novembre a marzo, alle 19 tutto chiuso: allegro, non troppo.
Rapimento Moro, cambiano le regole: prima montavamo di ronda (PAO) rimanendo in branda, vestiti, pronti ad ogni evenienza ma sdraiati. Dopo il 16 marzo, colpo in canna, vigili, pattugliamento vero.
A Novara c’era un supercarcere, molto frequentato dai detenuti politici, immaginarsi lo stato d’allerta; una sera due commilitoni un po’ superficiali che scavalcano il muro dopo la ritirata, incappano nella ronda esterna dei carabinieri. Il primo processo disciplinare con le nuove regole, introdotte sotto la spinta della società civile e dei PID. Il militare può essere rappresentato in giudizio da un difensore, scelto all’interno della caserma, purchè non inferiore di grado. Io rappresento al difesa in quel primo procedimento disciplinare a Novara, il comandante non gradisce la novità ma non può farne a meno: ha già deciso la sanzione, 10 giorni di CPR, il massimo, ma per dimostrarsi democratico la riduce a 8, con buona pace della difesa.
Prima che io mi congedi viene ucciso Moro, viene eliminato Albino Luciani, viene eletto il primo papa non italiano.
Forse avrei dovuto raffermarmi!
Sono figlio di due militanti del P.C.I.; loro, come molti,la trafila l’hanno fatta tutta, nonostante Praga, sino alle soglie del PD: coitus (longus, sed) interruptus.
La loro fiducia in Berlinguer era totale, come diversamente? A priori perché era “Il segretario”, a fortiori perché era Berlinguer.
Transitivamente, nel ‘78, l’aura di Berlinguer avvolse lo stesso Moro - uno spregiudicato - ed il suo proposito di compromesso: compromettere definitivamente il P.C.I. come fu fatto con il P.S.I. nei ‘60; il ‘78 non avrebbe mai potuto essere l’alba di una nuova era di riforme.
Qualcuno, nella DC, era sicuramente più spregiudicato di Moro, e dal giorno dopo le Idi di marzo in poi furono atmosfere da incubo; ricordo ancora la sensazione da “assediati” che si percepiva dentro (notiziari a nastro) e fuori le mura di casa.
Chi parla del sequestro di Aldo Moro come del colpo finale inferto a tutte le speranze repubblicane, non solo copre le proprie orecchie dinanzi alla Banca dell’Agricoltura del 69′ - per tacer delle fucilate di Salvatore Giuliano del ‘47 - , ma, sopra ogni altro fatto, non vuol guardare quella maggioranza inerte che assistette al passaggio dalla Dittatura alla Repubblica. In numeri, quella stessa maggioranza inerte che ancora oggi continua a tollerare gli abusi di potere, a distogliere lo sguardo dai “concentrati” nei CPT, a consumare, finché può, senza fiatare.
In quell’anno avevo solo 9 anni scarsi, pieno sequestro Moro e mi ricordo bene il mio incontro con i carabinieri, che avevo fino a quel momento conosciuto solo grazie a Pinocchio.
Ero in macchina con i miei genitori e mio fratello, di 5 anni più piccolo di me, e stavamo andando alla nostra casa di campagna (in affitto) nel Mugello. Ci fermano i carabinieri nei pressi di San Piero a Sieve, a circa 25 km da Firenze. Si avvicinano alla macchina con i mitra spianati e fanno scendere i miei genitori. Si fanno aprire il bagagliaio per vedere cosa c’era dentro e trovano solo una cassetta di legno da frutta con dentro i “viveri” per stare fuori una giornata….. Mi sono sempre chiesto cosa diamine cercassero nell’automobile di una famiglia con due bambini piccoli… Ma quello era il clima del periodo.
Poi nei carabinieri c’ho fatto pure il militare!
9 maggio 1978 ore 6,30.
Non si sa ancora niente di Aldo Moro. Almeno io non avevo avuto notizie.
Dormivo in un appartamento di Firenze.
Vivevo in un appartamento di due camere.
Nella prima (che poi era anche l’ingresso)abitavo con il mio compagno (che a quel tempo stava svolgendo il servizio militare a Barletta) e nella stanza accanto due studenti dell’Accademia di Belle Arti.
Suona il campanello una volta … lo sento nel sonno. Risuona subito dopo … mi sveglio e mi alzo frastornata ancora dal sonno e mi avvicino alla porta.
Non appena giro la manopola vengo spinta per terra due persone armate … sette poliziotti entrano in casa. Tutti con capelli lunghi e vestiti un po’ hyppeggianti (erano i famosi infiltrati?)… cado a sedere sulla cassapanca proprio davanti alla porta.
Non capisco niente Avviene tutto così velocemente … Un poliziotto mi blocca mnentre altri due si avvicinano alla porta dell’altra stanza. Sembra un film … uno apre la porta di scatto ed entrano nell’altra stanza puntando i mitra alla tempia del ragazzo che dormiva con la sua donna! .. che brutto risveglio.
Sapevo che a Firenze stavano compiendo diverse perquisizioni …. dopo ho saputo che erano stati circa 250 gli appartamenti perquisiti in quei giorni.
Cominciano a mettere a soqquadro la stanza a prendere tutti i libri e a chiedermi dove sono le armi!
Io che, sì ho partecipato a tante manifestazioni di Potere Operaio, movimento femminista … indiani metropolitani …. Ero stata fermata diverse volte … ma io ero contro ogni forma di violenza “fisica”,
Arriva Vigna … (ho saputo dopo che era lui) comincia a sfogliare dei libri del mio compagno e miei.
Vengono trovate delle mappe della Toscana con alcuni pallini rossi …. Errano le mappe usate da mio compagno per la sua tesi … erano della fine dell’800 … “che cosa volevate colpire?” domandano.
Sembra sempre un film … io non capisco molto … si muovono tutti molto velocemente e sempre quei mitra puntati verso di me .
Trovano sulla scivania 5 foto formato tessera … quelle fatte alle macchinette per i documenti … Erano sempre della stessa persona il mio compagno ma di epoche diverse …. (Ne avanzava sempre una ogni volta)
“Chi sono queste persone?”
Non capisco!! E’ possibile che non si rendano conto che è la stessa persona? Lo Spiego loro e a quel punto un altro poliziotto (che ioo ho definito il segugio) annusa un barattolo.
Dentro c’è Henne … E’ una polvere verde serviva per i capelli … per rinforzarli …. “che droga è questa?” Incalza …. non mi veniva la parola e farfuglio che è una polvere estratta da una radice … che serve per i capelli) …. Dopo un’ora circa mentre io non riuscivo a capire niente mi dicono che devo seguirli in questura!
“Perchè?” domando. Dicono che devo andare … solo allora chiedo di poter fare una telefonata all’avvocato … Non abbiamo il telefono in casa.
Mi accompagnano al bar due poliziotti.
Entro e nel mentre tutti smettono di parlare (c’era il personale del bar e due o tre persone a fare colazione) con la pistola puntata alla testa compongo il numero dell’avvocato!
Mi dice di seguirli in questura e di non firmare niente.
Ore 8 siamo in questura.
Sono in una stanza con altre due persone che non avevo mai visto … da un lato uno specchio ….. ho subito pensato che dietro c’erano delle persone …. non parliamo anche perchè non era quello che volevo.
Volevo solo andare via da quel posto … volevo svegliarmi da quell0incubo.
Non so quante ore sono rimasta lì … a me sembrava un’eternità.
Mi chiamano e mi dicono che devo firmare un foglio e posso andare via …. firmo e solo dopo mi rendo conto di avere firmato un foglio quasi completamente in bianco … la mia firma l’ìhanno voluta nel basso del foglio.
>Basta voglio andare via!
Scendo al Bar in Via san Gallo ed entro a prendere un cappuccino! Sono stremata! … Due signori parlano. “Hai sentito … in Via poma lo hanno trovato?” …. ascolto …. all’inizoo non so di che cosa parlano …. poi capisco che hanno trovato Aldo Moro!
Che incubo!
Salve, sono un giornalista-ingegnere appassionato di storia e di quella contemporanea soprattutto. Mi sto distillando il libro… pagina dopo pagina. Una pubblicazione che decisamente mancava nel panorama forse sconnesso dell’editoria.
Ho notato due imprecisioni (ma sono solo alle prime pagine):
1) pag. 41: si parla dei polacchi a Roma e della mancia con la montea da 500 lire. Si tratta di un falso “storico-numismatico” essendo le monete in questione comparse solo nel 1982;
2) pag. 73: si danno le dimensioni della cella dove erano racchiusi De André e la Ghezzi: 2,5 metri per 1,5 metri, il “quadri” è di troppo.
Sperando di contribuire, seppur nel mio piccolo, alle successive ristampe (vi auguro di farne infinite, con continui aggiornamenti), vi ringrazio sinceramente per l’eccezionale ed utilissimo lavoro svolto.
Nella possibilità in cui possa in qualche modo collaborare, sono a completa disposizione. Saluti
Io il 1978 lo voglio ricordare così:
18 marzo - Milano: Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, meglio conosciuti come Fausto e Iaio, due ragazzi di 18 anni, assidui frequentatori del Centro Sociale Leoncavallo, vengono freddati a colpi di pistola in un agguato neofascista nelle vicinanze del CSOA.